Le fonti dei Leoni nel Cortile della Dogana
Intervento di manutenzione conservativa
La bellezza grida tra le montagne tra un battito d’ali e un ruggito di leoni.
Palazzo Vecchio, da sempre sede del governo cittadino, rappresenta la migliore sintesi dell’architettura civile trecentesca a Firenze, nonché uno dei palazzi civici più conosciuti in assoluto. Al suo interno tre cortili, veri spazi urbani inter-esterni della Città: il cortile di Michelozzo, il cortile della Dogana ed il Terzo Cortile. Il Cortile della Dogana fu realizzato nel 1494 dall’architetto e scultore fiorentino detto “Il Cronaca”, ovvero Simone del Pollaiolo (1457-1508). La sua costruzione rispondeva ad un’esigenza soprattutto strutturale: i possenti pilastri del cortile, infatti, sono fondamentali per sostenere il Salone dei Cinquecento, che si trova esattamente al piano superiore. All’interno del cortile, si trovano due fonti collocate negli spazi sotto le rampe di scale che conducono ai quartieri monumentali.
Valore del’intervento:€ 50.000.00 / Value of the intervention: € 50.000.00
Durata dei lavori: 60 gg / Duration of works: 60 days
Tipologia Intervento: Il cortile in generale si presenta ordinato, ma le pareti e le volte hanno bisogno di una ripulitura generale, che si può raggiungere anche tramite una spolveratura generale, impiegando idonei strumenti con prolunga, risistemando di volta in volta tutte le parti di intonaco ammalorato, riprendendo il colore di pareti e volte con interventi localizzati a colore.
La statua che raffigura l’Elettrice Palatina ha bisogno di un indispensabile intervento di revisione conservativa, per liberarla dalla polvere che la riveste, trovandosi all’incrocio di molteplici di correnti d’aria, e il basamento necessita di un riallineamento cromatico in corrispondenza della fascia di base.
Devono altresì essere disallestiti alcuni impianti incongrui presenti all’interno del Cortile tramite semplice intervento tecnico.
Le fonti ad una prima analisi evidenziano un significativo deposito superficiale coerente ed incoerente, per cui si prevede un intervento di accurata e puntuale pulitura con lo scopo di rallentare eventuali processi di degrado in atto, tramite la rimozione dei materiali sovrammessi ritenuti inidonei ed al fine di restituire leggibilità alle superfici.
Si effettuerà una pre-pulitura delle superfici mediante tampone e spugne con acqua deionizzata ed una prima spolveratura delicata e controllata mediante pennelli a setole morbide di diverse dimensioni coadiuvata da aspiratore dotato di filtri HEPA e micro-aspiratori, al fine di garantire la rimozione dei depositi superficiali. Successivamente si procederà con puliture mirate e differenziate in base ai materiali: per le due statue in gesso si utilizzeranno, se necessari, metodi delicati a basso contenuto di umidità, come gel specifici ed impacchi localizzati (Agar o Gellano), per le due statue in pietra forte, i due mascheroni ed il granito delle vasche si ricorrerà, ove necessario, ad impacchi con blande soluzioni alcaline o acqua demineralizzata, sempre in modo controllato.
Nel caso si rilevasse la presenza di alghe, muschi o licheni si prevede anche la loro asportazione applicando appositi biocidi, previa effettuazione di saggi preliminari, per la scelta del prodotto più idoneo allo scopo, e se si verificassero polverulenze o disgregazioni dell’arenaria, si procederà ad un consolidamento con nanosilici o silicato di etile da applicare per irrorazione.
Tutte le operazioni saranno precedute da test preliminari e costantemente monitorate, al fine di garantire la salvaguardia dei materiali originali, e le fasi di intervento (prima, durante e dopo la pulitura) saranno documentate tramite accurata documentazione fotografica.
Attrattività: alta, per possibilità d’allestimento dell’area di deposito del cantiere, con recinzione rivestibile con telo artistico, su spazio esterno, prospiciente la piazza suddetta..
Notizie storico-artistiche: Il secondo cortile, anche conosciuto come cortile della Dogana, prende il nome dagli uffici della dogana che qui si trovavano fin dai tempi di Leopoldo II di Toscana, quando vennero istituiti. La Dogana fiorentina accoglieva le merci provenienti da fuori il Granducato e le prendeva in deposito, in attesa che il destinatario le rilevasse ("sdoganasse") pagando la relativa tassa.
Le fonti presenti all’interno del cortile risultano ordite con una struttura piuttosto semplice: una pila a piede sostiene una coppa in granito, nella quale si raccoglie l’acqua “soffiata” da un mascherone in marmo. Quest’ultimo è collocato sopra un grande elemento in pietra che chiude l’intradosso dell’arco rampante a sostegno della scala. Alle spalle di ogni mascherone si aprono le conchiglie, anch’esse in marmo, collegate ciascuna al proprio grande rocchetto decorato. Le opere, prive di fonti attributive, creano nel loro insieme una composizione dal gusto “archeologizzante”, che rielabora modelli del passato secondo sensibilità manierista. Al contempo, però, la presenza di elementi diversi, come i leoni alle estremità, conferisce al complesso un carattere eclettico, tipico dell’800. I leoni, il cui aspetto è richiamato anche nella fisionomia del mascherone, sono disposti in modo speculare nelle due fonti e si differenziano per materiali; la fonte lato via della Ninna presenta infatti una coppia composta da elementi in pietra, la fonte lato via dè Gondi presenta una coppia di elementi in gesso, differenti dunque per esecuzione ma armonizzati all’interno dell’insieme decorativo. La presenza di questi animali non è casuale, ma si lega ad una tradizione simbolica profondamente radicata nella storia fiorentina. Il “marzocco”, infatti, è la celebre raffigurazione di un leone seduto che sostiene con una zampa lo scudo ornato dal giglio, emblema del Comune di Firenze.
Il termine deriva probabilmente dal latino Martius, in riferimento a Marte, antico protettore della città, la cui statua, posta all’imbocco del Ponte Vecchio, avrebbe preceduto questo simbolo prima di essere perduta dopo l’alluvione del 1333.
Nel tempo, il leone divenne un segno identitario e politico: veniva collocato nelle piazze delle città soggette a Firenze come simbolo di autorità e controllo, e assunse anche una forte valenza araldica, comparendo negli stemmi di diverse famiglie nobili tra XIV e XV secolo.
Questo legame tra il leone e l’identità cittadina trova un chiaro riflesso anche nella storia di Firenze: già al tempo della Signoria, nei pressi di Palazzo Vecchio esisteva infatti un serraglio in cui venivano custoditi leoni in carne ed ossa, considerati una manifestazione concreta della forza e della maestà del Comune.
